Quando si specifica un nonwoven per un progetto che richiede requisiti antincendio — che si tratti di edilizia, allestimenti fieristici, arredamento o tendaggi — il punto di partenza non è il catalogo prodotti: è la normativa. Sapere in quale sistema di classificazione ci si muove, cosa misura ciascuna classe e quale certificazione è richiesta per il contesto d’uso è il presupposto per fare una scelta corretta e documentabile.
Questo articolo è la guida di riferimento per chi lavora con materiali nonwoven in ambiti soggetti a prevenzione incendi: fornisce il quadro normativo aggiornato al 2024, spiega le differenze tra il sistema italiano e il sistema europeo delle euroclassi, e indica le soluzioni in nonwoven disponibili per ciascun livello di prestazione.
La reazione al fuoco: che cosa misura davvero
La reazione al fuoco non misura quanto un materiale resiste al fuoco in senso assoluto — quello è un concetto diverso, la resistenza al fuoco, che riguarda le strutture portanti. La reazione al fuoco misura il comportamento di un materiale quando viene esposto a una fonte di innesco: quanto velocemente si accende, se propaga la fiamma, se gocciola, quanto fumo produce e se quel fumo contiene sostanze tossiche.
In termini tecnici, è definita come il grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è sottoposto — ed è questa partecipazione che le normative di prevenzione incendi classificano e certificano.
Per i nonwoven, il concetto ha implicazioni pratiche importanti: lo stesso termine ‘tessuto non tessuto’ racchiude materiali con comportamenti al fuoco radicalmente diversi, a seconda delle fibre utilizzate (poliestere, polipropilene, fibre minerali, PPAN preossidato) e dei trattamenti applicati in fase di produzione. Non esiste un nonwoven ‘mediamente ignifugo’: esiste un nonwoven con una specifica classe certificata, per uno specifico utilizzo.
Il sistema italiano: D.M. 26 giugno 1984 e aggiornamenti
Il riferimento legislativo nazionale è il D.M. 26 giugno 1984, che ha stabilito la classificazione di reazione al fuoco per i materiali ai fini della prevenzione incendi in Italia. Il decreto prevede cinque classi, da 0 a 5, assegnate sulla base di prove standardizzate:
- Classe 0 — materiale non combustibile (es. laterizi, materiali minerali)
- Classe 1 — materiale che brucia con difficoltà, scarsa propagazione della fiamma
- Classe 2 — materiale di media infiammabilità
- Classe 3 — materiale di media infiammabilità con propagazione più alta
- Classe 4 e 5 — materiali ad alta e altissima infiammabilità
Le prove considerano infiammabilità, velocità di propagazione delle fiamme, gocciolamento, post-incandescenza, sviluppo di calore per unità di tempo, produzione di fumo e produzione di sostanze nocive durante la combustione.
Un aggiornamento rilevante è il D.M. 14 ottobre 2022, che ha modificato il regime omologativo italiano allineandolo progressivamente all’impianto europeo. Con questo decreto, a partire dal 27 ottobre 2023, per i prodotti da costruzione è possibile utilizzare esclusivamente la classificazione europea (euroclassi), rendendo di fatto il riferimento alle classi italiane 0–5 valido principalmente per i materiali di arredamento, tendaggi e allestimenti.
Nota operativa Per teatri, fiere, stand e tendaggi il sistema di classificazione italiano (classi 0–5) rimane il riferimento principale. Per i materiali da costruzione e da rivestimento impiegati in edifici, il riferimento è invece il sistema europeo delle euroclassi. |
Le euroclassi europee: UNI EN 13501-1:2019
La norma europea di riferimento è la UNI EN 13501-1:2019, che classifica i materiali da costruzione — inclusi tessili tecnici e nonwoven — attraverso un sistema più articolato rispetto a quello italiano, con tre parametri distinti:
Combustibilità (classi A1 → F)
- A1 — Non combustibile: il materiale non contribuisce in alcun modo all’incendio
- A2 — Non combustibile con contributo trascurabile: soddisfa i requisiti più esigenti per edilizia
- B — Combustibile con contributo molto limitato alla propagazione
- C — Combustibile con contributo limitato
- D — Combustibile con contributo accettabile
- E — Comportamento accettabile all’esposizione a piccola fiamma
- F — Nessuna prestazione determinata
Produzione di fumo (s1 → s3)
Il parametro s misura la quantità e la velocità di emissione dei fumi: s1 indica produzione bassa o nulla, s2 media, s3 alta. Per contesti ad alta occupazione come teatri o fiere, è un parametro critico quanto la classe di combustibilità stessa.
Gocciolamento (d0 → d2)
Il parametro d misura la produzione di gocce o particelle incandescenti durante la combustione: d0 indica assenza di gocce, d1 gocce che si spengono rapidamente, d2 gocce persistenti. Il nonwoven ignifugo di qualità raggunge tipicamente d0, elemento che lo rende superiore a molti tessuti di origine animale e vegetale.
Una classificazione completa in euroclassi si legge quindi così: B-s1-d0. I due sistemi non sono direttamente convertibili — non esiste un’equivalenza automatica tra ‘Classe 1 italiana’ e ‘euroclasse B’, perché i parametri misurati sono parzialmente diversi.
Il nonwoven nel contesto della normativa antincendio
La versatilità del nonwoven si esprime anche nel campo della sicurezza al fuoco. La famiglia del tessuto non tessuto comprende materiali con comportamenti al fuoco molto diversi: un nonwoven in polipropilene standard appartiene alle classi alte di infiammabilità, mentre un nonwoven in fibre minerali o in PPAN preossidato può raggiungere la classe A1/A2 delle euroclassi.
Per la stragrande maggioranza degli utilizzi che richiedono certificazione — allestimenti, tendaggi, pannellature, interposti per arredamento — la soluzione più diffusa è il nonwoven ignifugo di Classe 1 (sistema italiano) o classificazione B-s1-d0 / C-s1-d0 (sistema europeo). Questo livello di prestazione è certificabile tramite prove presso laboratori riconosciuti dal Ministero dell’Interno (sistema italiano) o tramite marcatura CE (sistema europeo).
Rispetto ai tessuti di origine naturale — cotone, lana, juta — il nonwoven flame retardant presenta un vantaggio strutturale: il trattamento ignifugo può essere integrato nelle fibre in fase di produzione anziché applicato superficialmente, garantendo prestazioni stabili nel tempo e resistenti ai lavaggi.
Ambiti di applicazione e requisiti certificativi
I settori in cui la certificazione di reazione al fuoco del nonwoven è obbligatoria o raccomandata includono:
- Edilizia — Rivestimenti, pannellature, controsoffitti, membrane: obbligatoria euroclasse secondo UNI EN 13501-1:2019
- Teatri e locali di pubblico spettacolo — Tendaggi, sipari, rivestimenti: Classe 1 sistema italiano, certificazione laboratorio MIUR
- Fiere, stand, allestimenti — Materiali a contatto con il pubblico: Classe 1 o Classe 1 IM (materiale non trattabile) sistema italiano
- Arredamento e materassi — Interposti e cover: Classe 1 con prove UNI 9175
- Settore ferroviario e trasporti — Normativa settoriale specifica (EN 45545-2) con requisiti propri
Nontex è in grado di fornire documentazione tecnica e certificazioni per i propri nonwoven ignifughi, con indicazione della classe di appartenenza, del laboratorio che ha eseguito le prove e dell’ambito di utilizzo coperto dalla certificazione.
FAQ
Cosa significa classe 1 di reazione al fuoco per un nonwoven?
Significa che il materiale è classificato secondo il D.M. 26 giugno 1984 come difficilmente infiammabile, con propagazione della fiamma molto ridotta. È il livello richiesto per tendaggi e allestimenti in luoghi di pubblico spettacolo e fiere in Italia.
Qual è la differenza tra reazione al fuoco e resistenza al fuoco?
Sono due parametri distinti. La reazione al fuoco misura il comportamento del materiale come elemento che può contribuire all’incendio (quanto brucia, quanto fuma, se gocciola). La resistenza al fuoco misura la capacità di una struttura o elemento costruttivo di mantenere la propria funzione portante o di compartimentazione durante un incendio. Il nonwoven è soggetto alla prima, non alla seconda.
Le classi italiane (0–5) e le euroclassi europee (A1–F) sono equivalenti?
No, non esiste un’equivalenza diretta. I due sistemi misurano parametri parzialmente diversi con metodologie di prova diverse. Dal 27 ottobre 2023, per i prodotti da costruzione valgono esclusivamente le euroclassi. Per tendaggi, arredamento e allestimenti rimane valido il sistema italiano.
Un nonwoven in polipropilene può essere ignifugo?
Sì, attraverso trattamento flame retardant applicato alle fibre in fase di produzione o successivamente. Il risultato dipende dal processo: un trattamento integrato in fibra garantisce prestazioni più stabili nel tempo rispetto a un trattamento superficiale.
Quali parametri valuta la norma UNI EN 13501-1:2019 per i tessili?
La norma valuta tre parametri: la classe di combustibilità (da A1 a F), la produzione di fumi (da s1 a s3) e il gocciolamento di particelle incandescenti (da d0 a d2). La classificazione completa di un materiale include tutti e tre, ad esempio B-s1-d0.
Dove si ottiene la certificazione di reazione al fuoco per un nonwoven?
In Italia, attraverso prove presso laboratori autorizzati dal Ministero dell’Interno per il sistema italiano, o attraverso laboratori notificati per la marcatura CE nel sistema europeo. Nontex può indicare i percorsi certificativi disponibili per i propri prodotti in base all’applicazione finale.


